giovedì 8 novembre 2012

Storia del mio wc

Se qualcuno si fosse per caso chiesto che fine avessi fatto in quest’ultimo periodo, la risposta è semplice. Non sono emigrata all’estero presa dalla disperazione per la nuova convivenza. Né sono entrata in una rehab come una starlette made in Usa per curarmi da una qualunque dipendenza che si sarebbe potuta sviluppare a causa dello stress da ristrutturazione + trasloco + vita nuova (nel mio caso la dipendenza è da Bibanesi di kamut ricoperti da un generoso strato di doppio concentrato di pomodoro).
No, niente di tutto ciò.
Ho semplicemente dovuto riorganizzare un po’ la mia vita e riadattarmi a vecchie e ormai sopite abitudini quali, per esempio, convivere con una persona che non sia mia figlia, cucinare per un uomo la sera da brava donnina di casa, avere qualcuno di altezza superiore a 1 metro e 20 con cui condividere il letto.
Sono trascorsi ormai due mesi e posso affermare con una buona dose di certezza che tutto procede per il meglio. So ancora cucinare, riesco a gestire lavaggio e stiraggio delle sue camicie con cadenza regolare e riesco a rimanere nella mia metà di letto per buona parte della nottata senza volermi appropriare dello spazio altrui. Quindi, sotto questo punto di vista, tutto regolare.
E’ la casa che mi crea qualche problema.
E quelle di voi che hanno vissuto l’esperienza di una ristrutturazione sanno di cosa parlo.
Passi mesi a decidere cosa è meglio tra un parquet in rovere e un cotto toscano, tra il mosaico nella doccia o la classica piastrella 20x20, se alle pareti sia meglio un bianco ottico che sta bene con tutto e non rompe le balle a nessuno o un bel colore caldo e vivace, chesso’, un giallo sole.
Passi mesi a sperare che l’idraulico non spacchi una tubatura allagando l’appartamento dell’inquilino di sotto, che, manco a farlo apposta, è avvocato e sarebbero quindi cazzi acidi. Ti auguri che il parquettista non sbagli di nuovo la posa del tuo pavimento, chè tu il parquet lo vuoi a lisca di pesce e non a correre, che la differenza è abissale!
E quando finalmente la casa è pronta e tu ci entri, sei felice, è bella, è proprio come la volevi tu.
MA. Dopo un po’ che ci abiti, la casa è come se cominciasse a parlarti: non ti sei accorta che l’idraulico non ha fatto i giusti collegamenti per la lavastoviglie? E che dire della tende della camere da letto che ti sembravano stupende e invece adesso la stoffa è talmente pesante che, a parte dalle 8 alle 9 del mattino, non filtra un raggio di sole e pare di stare dentro una catacomba? E poi quel lilla alle pareti…ma cosa ti è venuto in mente? Sembra il soggiorno delle Piny Pon.
E tu mesta ti dici che sì, in effetti ti sembravano buone idee, ma poi alla fine forse no.
Ma dopotutto si tratta di piccole defaillances rimediabili. Voglio dire: tra un paio di anni una rinfrescatina alle pareti la vogliamo dare no? Così facciamo sparire quel lilla inquietante. E la lavastoviglie basta chiamare l’idraulico e fargli rifare gli allacciamenti, che sarà mai!
Ma l’errore più grosso è lì che ti guarda svariate volte al giorno.
In una delle stanze più importanti della casa.
Il tuo water ti ricorda, ogni singola mattina appena sveglia e ogni sera prima di dormire che hai voluto pisciare fuori dalla tazza (mai espressione fu più appropriata).
Presa nel vortice degli elettrodomestici e dei serramenti, hai deciso che per i bagni ci voleva un water un po’ diverso, innovativo, di design, senza peraltro capirne una cippa.
E ti sei ritrovata con un cesso (anzi due, giacchè hai ripetuto lo stesso errore in entrambi i bagni della casa) S C O M O D O.
Come possa essere possibile che qualcuno sia riuscito a progettare un wc scomodo resta un mistero. Ma resta invece il fatto che quel cesso, proprio  quello lì, sei riuscita a sceglierlo tu.
E’ bello, fighissimo, all’avanguardia, tutto quello che volete, ma è impossibile starci seduti sopra, perché i bordi, dove un essere umano normale dovrebbe stare appoggiato, sono larghi a occhio e croce 5 cm.
Ora, considerando che io, essere umano dalla circonferenza delle cosce uguale o in alcuni casi inferiore a quella di una bambina di dieci anni, mi tengo a stento in equilibrio e più volte rischio di finire risucchiata dal maledetto cesso, immaginatevi il Principe, uomo dalle cosce dalla circonferenza normale, quanto possa avere smadonnato la prima volta che ci si è accomodato per espletare i suoi bisogni.
E non è finita qui.
Laddove non è riuscito nessuno, il designer di questa tazza avveniristica è riuscito a progettare anche un sistema di fissaggio dell’asse che, per dirla con un arduo giro di parole, NON FUNZIONA PER UN CAZZO. E l’asse, semplicemente si stacca.
E non perché io e il Principe ci facciamo sesso sfrenato sopra. NO.
Si stacca anche se ci si siede mia figlia di kg 20 a fare pipì.
Riassumendo: abbiamo due, dico due, cessi dove non riesci a stare seduto per più di sessanta secondi di fila, figuriamoci leggerti l’ultimo numero di Vanity Fair e le cui assi si staccano sistematicamente al minimo movimento.
Grazie a questo episodio di vita vissuta, vorrei esservi d’aiuto dandovi un consiglio, se mai doveste acquistare un wc nuovo: pretendete di vedere e di conoscere il vostro water personalmente, provatelo, sedetevici sopra, prendete confidenza. Presentatevi. Non limitatevi ad ammirarlo su uno di quei cataloghi patinati pieni di foto di cessi da sei milioni di dollari.
E che Dio benedica il bagno alla turca.




domenica 14 ottobre 2012

Su Leonardo

Io qui, di solito, non parlo di argomenti di attualità. E forse questa sarà la prima e l'ultima volta che lo farò. Chè questo blog nasce con uno scopo diverso e non con quello di commentare ciò che accade nel mondo.
Ma vista la mia situazione familiare, visto che sono una donna, visto che sono una madre e visto che in questi giorni se ne parla molto, vorrei dire la mia sull'episodio del bimbo conteso.
Il video l'ho visto, casualmente, a "Chi l'ha visto?" e neanche avevo capito bene di che cosa si trattasse. Ma mi ha immediatamente trasmesso una sensazione di angoscia e di terrore, quasi di paura.
Poi il giorno dopo ho cercato di capirne di più: cosa era successo? Come mai un bimbo di soli dieci anni è stato strappato così brutalmente alla madre? Perchè si è arrivati a tanto? Quanto poteva essere drammatica la situazione per indurre un giudice a prendere una decisione tanto drastica?
Ho trovato un po' di risposte sul web, leggendo articoli sui siti dei maggiori quotidiani e contestualmente anche i commenti dei lettori. E ne ho lette davvero di tutti i colori.
Ora, premettendo che non voglio giudicare una situazione familiare e giuridica che non conosco e che quello che si legge sui giornali va sempre misurato e lasciando perdere tutte le polemiche in merito alle modalità di intervento utilizzate dalle forze dell'ordine, di una cosa sono certa. Ed è che l'amore per un figlio dovrebbe andare OLTRE. Oltre il risentimento che puoi provare per il tuo ex coniuge e oltre quello che pensi potrebbe essere il bene di tuo figlio. Perchè sarà anche vero che la madre ha fatto la qualunque per screditare il padre agli occhi del bambino, ma non mi vengano a dire che quell'azione coercitiva è stata fatta per il bene del piccolo. Perchè un genitore non può e non deve permettere che venga compiuta una simile azione su suo figlio, per nessun motivo, e indipendetemente da quali possano essere gli scopi. 
Io, se mia figlia non volesse più vedermi, soffrirei le pene dell'inferno, ma mai arriverei a farle vivere un episodio traumatico e psicologicamente devastante come quello che il piccolo Leonardo è stato costretto a vivere nei giorni scorsi. Non posso credere che fosse l'unica strada percorribile. Ci devono per forza essere altri modi.
Così come ci sono anche altri modi per gestire una separazione, soprattuto se ci sono dei figli di mezzo.
E la mia non è sempre stata una situazione piacevole, i momenti difficili non sono mancati e ci sono stati momenti in cui ho seriamente temuto che tutto prendesse una piega molto diversa.
Ma poi ce l'abbiamo fatta. Basta volerlo. Ma questo purtroppo non tutti lo comprendono.

venerdì 14 settembre 2012

Primo giorno di scuola

Sono passati circa trent’anni, ma mi ricordo tutto in maniera nitida, come se fossero passati solo tre giorni.
Avevo una gonna di cotone blu, a ruota, e una maglietta a righe blu e azzurre. Le ballerine ai piedi. A tenere lontani i capelli dagli occhi un cerchietto sottile, azzurro, con un piccolo fiocchetto. Tutti i colori coordinati, come piaceva a mia madre. La cartella era diversa: rossa, di pelle, me l’aveva regalata mio zio.
I genitori sono rimasti un po’ in classe a guardarci, ma poi se ne sono andati.
Michele, mio compagno anche all’asilo, piangeva disperato.
Michele mi piaceva perché aveva i capelli a baschetto con la frangiona.
Io, timida e ammutolita, me ne sono rimasta con l’astuccio sul banco, le mani sopra l’astuccio e il mento appoggiato sopra alle mani, a guardare la maestra. Si chiamava Elisa, ed era incinta. Dopo poco tempo se ne sarebbe rimasta a casa per lasciare il posto alla supplente. Ho sempre pensato che fosse un peccato: la maestra Elisa mi piaceva un sacco.
Mia madre sostiene che fosse il dodici settembre anche allora.
Non so se sia vero, ma so che il dodici settembre di adesso, anno 2012, è stato il primo giorni di scuola di Pulcetta.
Lei aveva i jeans, le scarpe da ginnastica, una maglietta bianca, i capelli sciolti e uno zaionone enorme, in cui ci poteva stare comodamente suo fratello Pizzetta.
Io ho iniziato a fare la matta in giro per casa di buon’ora, per alleviare la tensione. Lei invece era tranquilla e felice, emozionata di un’emozione bella, di quelle che ti fanno sorridere.
Nuova casa, nuova scuola, nuovi compagni.
A volte penso che siano troppe cose nuove per una sola bambina.
Ma lei mi sembra serena e allora mi dico che sono fortunata.
E per adesso va bene così.




domenica 9 settembre 2012

Sogno

Ieri sera dopo un risottino alla pescatora, un antipasto di cruditè, un sorbetto al limone e un paio di bicchieri di bianco, la mia attività onirica ha prodotto un sogno bislacco e alquanto inquietante.
Per qualche ragione non chiara, tutto ha inizio a casa di Scintilla, dove si sono radunate una trentina di persone per festeggiare la nascita della sua bambina. Ci vado anche io, con Pulcetta, ma mi faccio prendere dalla confusione, dal turbinio di persone che vanno e vengono, dalla gioia. Fino a che telefona a casa di Scintilla ( e perchè non sul mio cellulare? Oggigiorno chi ancora possiede una linea telefonica fissa? Bo!) Mr A, che esordisce puntandomi il dito contro: "dov'è la bambina? E' lì con te? Perchè qui non cè!"
Oddio! Qui dove? Lì con te dove? Mi guardo intorno e il panico e la disperazione si impadroniscono di me: Pulcetta non cè, non cè più!
Non riesco a mantenere la calma, mi faccio prendere dal panico, piango e mi dispero e il magone è talmente forte che mi sembra che qualcuno mi stia stringendo la gola in un pugno.
Corro a casa e prendo il tram. E quando arrivo Pulcetta cè, è lì che mi aspetta beata e felice e io stavo già prensando che senza di lei non ce l'avrei mai fatta.
Poi tutto si sposta di nuovo a casa di Scintilla, dove lei insiste a dire che mi deve prendere la misura della testa, chè mi deve fare un copricapo di pizzo come a tutti gli altri ventiquattro invitati al battesimo di sua figlia, che avrà luogo allo zoo. E io le chiedo "ma poi la bambina l'hai ritrovata?" e lei, con il tono più tranquillo del mondo, mi risponde "ma sì, alla fine era nel bagagliaio della mia macchina. Povera!"
Ma non ero io quella che aveva perso la bambina?

Mi sveglio. Con un senso di angoscia addosso.
Non mollo mia figlia tutto il giorno, neanche per un secondo. Tanto che Pulcetta mi fa chiaramente capire che mi sto trasformando in una di quelle terribili madri capaci solo di mettere in imbarazzo i figli.

E io ancora mi chiedo se è colpa della casa nuova, se sia meglio che io mangi più leggero la sera o se è giunto il momento di fare visita ad uno psicanalista.


giovedì 30 agosto 2012

Buenos Aires

Non sono (ancora) sparita dalla faccia della Terra.
Semplicemente, dopo un po' di giorni al mare con Pulcetta, mi sono spostata nell'altro emisfero per visitare una città che avevo in mente da un po' e che adesso mi è entrata nel cuore.
Non sono brava a descrivere i posti che visito; come reporter di viaggi farei pena.
Vi posso però dire che è stato un viaggio bellissimo, che non ha deluso le mie aspettative e che ho conosciuto una città molto europea nonostante la separino dal nostro continente dodici ore di volo.
Una città dove trovi tutto; arte, eleganza, grandi alberghi, palazzi faraonici, ma anche quartieri poverissimi.

Faccio abbastanza schifo anche come fotografa. Ma qualche immagine, tra quelle che mi sono venute meno peggio, ve la metto.








E adesso...trasloco, a noi due!

giovedì 26 luglio 2012

Scintilla's Baby


E la cicogna, alla fine, trovò la strada anche per la casa di Scintilla e martedì notte ha depositato un fagottino tutto rosa del peso di Kg 3,500.
Il nome non era stato deciso preventivamente "perchè vogliamo guardarla in faccia", ma le possibilità erano assai inquietanti e comprendevano opzioni quali Andromeda e Morgana.
Alla fine, dopo avere tenuto parenti ed amici in spasmodica attesa per diverse ore, hanno scelto un nome semplice, classico, quasi ai limiti della banalità. Forse hanno deciso di interrompere la catena delle stravaganze visto che già ci sono loro che si chiamano Scintilla e Uberto.
Comunque, da ieri, Pulcetta ha un'amica in più. Benvenuta Maria!





martedì 24 luglio 2012

Non so che titolo mettere

Voi che, come me, eravate ragazzine negli anni ’90: non vi capitava mai di fare una cassetta (ormai un reperto archeologico) con un mix delle vostre canzoni preferite, che passavano dalla struggente “You” dei Ten Sharp (estate 1992) alla ben più discotecara “What is love” (sempre 1992, grande estate quella)?
Vabè, io ne ho fatte parecchie di cassette così, alcune anche con canzoni malamente registrate dalla radio. E spesso, non sapendo dare un titolo appropriato, consideravo solo due opzioni: mese e anno (es: agosto 1992) oppure scrivevo sul dorso un bel “miscellanea”.
Ecco, questo post è una bella miscellanea per riassumere gli accadimenti degli ultimi giorni.

Prima di tutto ho deciso di dare un calcio in culo al mio lavoro e di portare Pulcetta una settimana al mare nella nuova casa che mia madre ha ereditato alla morte di mia nonna.
Nuova per modo di dire: in realtà la casa era assai datata, ancora con piastrelle e rifiniture degli anni ’60. Ma mia nonna aveva posto il veto a qualsivoglia lavoro di restauro, almeno finchè lei fosse stata in vita. Pertanto la casa era rimasta cristallizzata al 1966, con tanto di arredamento di quell’epoca e giradischi che suonava “Sapore di mare”.
Ma quando qualche mese fa mia nonna è passata a miglior vita, la Baronessa ha detto basta: va bene essere nostalgici e mantenere vivi i ricordi, ma passare le vacanze in una specie di mausoleo impregnato di naftalina, con il rischio che Edoardo Vianello saltasse fuori dall’armadio munito di pinne, fucile ed occhiali, no. Non lo poteva accettare.
Così, all’inizio dell’anno, ha dato il via a tutta una serie di lavori di ristrutturazione che hanno visto le piastrelline a fiori del 1958 cedere il posto ad un più moderno rivestimento di kerlite (e se non sapete cosa sia, secondo mia madre siete veramente delle brutte persone, sappiatelo) e il vecchio pavimento di marmo sparire sostituito da un parquet di legno grezzo del Brasile (questo me lo sono inventato, non è proprio così, ma è qualcosa che ci si avvicina molto).
Insomma, la casa ha cambiato faccia e io e la Pulce l’abbiamo inaugurata con una settimana all’insegna di bomboloni, bagni in mare, scorpacciate di pesce e braccialettini di gran moda.




Io, nel mentre, mi sono anche sciroppata la biografia di Mick Jagger (per il quale nutro una malsana passione), “Olive Kitteridge” della Strout, nonché uno dei fondamenti della letteratura moderna: l’opera omnia di E.L.James, i libri di cui tutti parlano “cinquanta sfumature di grigio, nero e rosso”.
E qui lasciatemi spendere due parole in merito. Innanzitutto hanno scatenato in me lo stesso brivido erotico che potrebbe scatenarmi mio cugino in calzini e mutande.
E poi scusate: ma questi trombano sempre? Ma per sempre intendo proprio SEMPRE! Vanno a letto la sera e lo fanno, si svegliano alle due del mattino e lo fanno, poi si riaddormentano, si risvegliano e via una ciulatina prima di andare al lavoro. E questa è la routine giornaliera. Ma lei non è provata? Non ha un po’ di bruciore, di fastidio, una cistite, niente?
Comunque me li sono letti tutti e tre. Tanto per essere sicura che non mi piacessero.

Detto questo, la settimana è volata e siamo tornate abbronzate e in tempo per prendere parte al matrimonio di Giacomo.
Lui diceva di stare bene, ma aveva l’aria di uno a pezzi.
Lei è entrata in Chiesa con un sorriso che andava da un orecchio all’altro e un vestito oggettivamente stupendo.
Il padre di Giacomo è stato visto darsi all’alcool.

La madre di lei si soffiava rumorosamente il naso facendo notare a tutti gli invitati quanto fosse meravigliosa sua figlia.
Al momento dello scambio delle promesse mi sono commossa come al solito.
Normale amministrazione insomma, con tanto di sposi in partenza immediata per resort 5 stelle lusso in paradiso tropicale. Amen.
Comunque ho deciso di mettere via i miei dubbi su di lei e di sostenere la loro unione incondizionatamente.

E adesso mi aspettano scatoloni e traslochi e in un battito di ciglia io e Pulcetta saremo catapultate in una nuova vita.